
I I tigli, che sono quei giardini in viale Mazzini, ora dedicati al benemerito Carino Gambacorta, erano una brulla e polverosa distesa di terriccio dove i bambini andavano a sfrenarsi in lunghe corse e nei giochi d'una volta. Successivamente furono sistemati creando grandi aiuole alberate divise da una strada in cemento. Furono, poi sistemate le opere di Crocetti e dopo qualche anno rifatti i marciapiedi. Erano, questi giardini, i tigli appunto, illuminati sul far della sera da graziosi quanto anonimi lampioncini da giardino. Niente di speciale, ma una decorosa luce pervadeva il luogo rendendolo unitario. Certo si formavano luoghi d'ombra tradizionali, determinati dalle fronde e dalle piante, agognati posti dove innocenti adolescenti per anni si sono scambiate le loro tenere ed innocue effusioni. Ora quelle piccole zone franche non ci sono più e quei poveri lampioncini che seguitavano, sera dopo sera, nella calma tranquillità del luogo, a fare il loro lavoro sono stati brutalmente estirpati. Al loro posto una serie di pali metallici e anodini protuberano lampade dalla luce diffusa e ghiacciata; da sottopasso - ghiottoneria per i nostri Amministratori, votati ai buchi di cui sopra al punto n.5- Tutto è stato reso piatto, schiacciato da una modesta ed uniforme illuminazione caccia-vandali, molto efficiente per luci da foto segnaletiche. So, per certo, che quasi tutti coloro che per quei percorsi passano e son passati per anni ed anni, abbiano avuto un certo sgomento. Dove stanno le ombre naturali che disegnavano i tigli? dove sono finite le agognate panchine della penombra dei nostri baci furtivi, delle nostre sofferte dichiarazioni d'amore? le nostre innocenti e tremolanti carezze? Dove son finiti quei luoghi riparati dove ci si poteva sedere in solitudine per rimuginare, soli, la sera, sulle nostre sconfitte, sui nostri dubbi con, magari, qualche lacrima nascosta dall'ombra d'una fronda? Queste trasformazioni andrebbero firmate col nome e il cognome del o dei responsabili. Applicate quindi, targhe o lapidi con i nomi dei responsabili di questi assassini d'ombre, a futura memoria.
Teramo è una città triste. Per rallegrarla si è pensato al nuovo stadio che sta di fianco all'acclamato nuovo centro commerciale Gran Sasso. Da quel che si dice questo faraonico centro commerciale non è frequentato dai teramani così come ci si aspettava. Non è entrato nel cuore dei nostri concittadini e, se ci si reca, si percepisce un certo senso di pacata desolazione: poche persone, i volti dei commercianti un poco tirati ed un senso d'abbandono prematuro per quello che doveva essere il fiore all'occhiello per uno sviluppo commerciale. Ma si sa: non tutti i formaggi riescono coi buchi giusti e qui siamo in superficie. Risplende, invece a fianco, il verde di uno stadio vergine di sgambetti, corner, rigori e sogni di play-off . Bello come una bomboniera primaverile langue in una solitudine forzata. Non tutti, però, desiderano andarci a disputare le gare di Campionato che restano da giocare alla Teramo Calcio: meglio sfruttare sino in fondo le trappole ed i vantaggi che il vecchio "Comunale" offre alla nostra squadra. Ma i nostri amministratori hanno, però, fretta e si risentono non poco per il fatto che quasi tutti i teramani vogliano seguitare a giocare nel vecchio e glorioso campo sportivo. Ma perché i nostri tifosissimi Amministratori, quindi, non vedono l'ora di inaugurare il nuovo stadio se ciò potrebbe arrecare un danno alla squadra? Non sarà forse perché il vicino centro commerciale soffre un pò di solitudine?
Teramo, nel mese di gennaio dell'anno 2008
Il nostro beneamato Sindaco, la Sua Giunta, i Suoi delegati alla cultura, al commercio, alla conservazione dei Beni Culturali (esiste qualcuno che si occupi di ciò?) hanno la memoria corta o non l'hanno, Hanno l'educazione necessaria per trattare i loro concittadini con dignità e rispetto? Hanno lo stile d'ogni politico di classe d'indorare, se non puoi far nulla, la pillola?
Un caso ignorato, dimenticato e senza alcuno stile evitato.
Non osiamo pensare che una libreria storica abbia lo stesso significato, per una città, di un caffè storico. Non possiamo affermarlo giacché siamo coinvolti personalmente ed abbiamo abbastanza ritegno per non farlo. Ci preme, però ricordare le tante affermazioni di affinità tra le due realtà storiche del nostro paesone. Dico paesone e penso che questa cittadina che amiamo per quel che è e non per quel che esprime civilmente, sia stata trasformata con le connotazioni proprie di un paesotto o forse con quelle di una frazione di un capoluogo di provincia. Oltre alle tante buche nelle nostre strade, ci accorgiamo che l'unica preoccupazione dei nostri amministratori sia quella di perseverare nel bucarla ad ogni costo e ovunque ci sia un affaruccio da far fare a quella società o a quell'altra. Pensavamo che fosse utile far ulteriormente specializzare i nostri eletti in Svizzera. In questa parte dell'Europa, infatti, ci sono i migliori specialisti al mondo, le migliori tecniche ed i migliori prodotti. Come 'emmental. L'emmental svizzero o Emmentaler è un formaggio a pasta dura, la caratteristica principale sono i grandi buchi. Come l'emmental, anche il gruyère (groviera) ha una pasta con buchi, che sono però più piccoli e in minore quantità. L'emmental è il più noto fra i formaggi svizzeri, immediatamente identificabile grazie alla presenza dei caratteristici buchi nella pasta. Prende il nome dalla valle dell'Emme, nel cantone di Berna, zona di origine di questo formaggio che oggi viene prodotto non solo in altre zone della Svizzera ma anche in altre nazioni (quando lo acquistate, potete richiedere espressamente l'emmental svizzero). Un indice di qualità è rappresentato dalla omogeneità della disposizione e delle dimensioni dei buchi.
Tutti i buchi dell'Emmentaler!







